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Solo i fuoriclasse posso prendersi, dal palco, piccole e grandi libertà di stile e di interpretazione senza correre il rischio di risultare trasgressivi, o, peggio, fuori luogo. Uto Ughi ha personalità, storia, mestiere e charme, tali da consentirgli di aggirarsi nelle spire avvolgenti dello splendido Concerto in re maggiore di Beethoven sul filo del protagonismo, dando a volte la sensazione spiazzante di poter accedere a sonorità altre da quelle assodate. Gli esiti, per altro, gli danno regolarmente ragione:teatri in visibilio e bis di spudorato virtuosismo, come la vorticosa “Paganiniana” firmata Milstein, fanno da corollario ad ogni sua esibizione. Obbediente alla regola, il concerto che venerdì scorso ha segnato le rentrée di Ughi al fianco del! ‘Orchestra del San Carlo regala energia e sospiri al pubblico napoletano, riproponendo l’immagine di un solista carismatico ben oltre il dettaglio meramente musicale: la sua presenza riempie la scena, mentre la contabilità di molti passi è talmente esclusiva da non ammettere disquisizioni filologiche, ma solo il piacere dell’ascolto.
(Stefano Valanzuolo – Il Mattino)

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